La
luce tremolò. L’ascensore si bloccò all’improvviso producendo un rumore
tipico degli ingranaggi che si fermano. Si guardarono negli occhi per
un secondo con un’espressione interrogativa. L’illuminazione si spense,
sostituito dalla fioca luce attivata dal salvavita. Erano gli ultimi ad
uscire, se anche avessero chiamato aiuto ci sarebbe voluto del tempo
prima che qualcuno intervenisse.
Lui
era molto giovane, ed aveva un aspetto dolce, con le guance sempre
rosse e i dolci occhi chiari nascosti dietro i grossi occhiali da vista.
Era un bel ragazzo, alto, con un fisico asciutto.
Lei
aveva una cinquantina d’anni forse, per la posizione che ricopriva
nello studio non poteva essere più giovane. D’altra parte lui l’aveva
osservata ogni volta che ne aveva avuto l’occasione, era una donna
bellissima, con un fisico curvilineo ma non abbondante, sempre con i
tacchi a spillo e abiti aderenti di gran classe.
Faceva molto caldo.
Ad
un tratto lei contrasse le gambe, sollevando appena quella destra, come
se dovesse fare pipì. Inarcò la schiena, serrando i pugni. Il suo corpo
iniziò a tremare e alla fine si accucciò. Lui la guardò spaventato, non
capiva cosa le fosse preso. Lei si risollevò, mosse qualche passo verso
di lui, gli buttò un braccio al collo e lo baciò, lasciando scivolare
le dita fra i suoi riccioli bruni.
Lui
si sentì il suo membro premere contro i pantaloni. Lei gli prese la
mano e la condusse dentro il suo perizoma di pizzo. Le sue dita
toccarono un oggetto che sembrava di plastica ma non capiva di cosa si
trattasse.“E’ un vibratore a forma di farfalla e si attacca al
clitoride…mi provoca molti orgasmi durante il giorno”. La confessione lo
eccitò maggiormente. Si mise per terra per guardarlo meglio, spostò la
mutandina bagnata, e vide con fatica il piccolo oggetto che vibrava
ancora. Lei gli poggiò una gamba sulla spalla, gli afferrò i capelli e
gli disse: “Leccalo”.
Lui
fece come le aveva chiesto, sentendo gli umori della donna colare sul
pavimento e provando una strano calore dentro per questo. “Sai…”continuò
lei, parlando a tratti con la vice roca “molte volte quando vieni a
portarmi le carte io…io attivo la farfalla e mentre mi parli io mi mordo
le labbra per trattenermi dal gridare. Mi eccita venirti davanti mentre
non lo sai”.
Gli
piaceva l’odore dei suoi umori, le allargò il sesso e lo leccò, la sua
bocca era madida e questo lo faceva sentire un gran maiale. Lei muoveva
il bacino, spingendogli la testa contro il pube. La situazione la
eccitava: era chiaro che lui non era molto esperto ma si divertiva.
Venne ancora.
Si
mise per terra anche lei e prese a sfregarli il pene ormai durissimo e
constatò con piacere che era grande e lungo. Lo infilò in bocca e lo
succhiò avidamente, andando su e giù con la testa e giocando con i
testicoli.
Poi
lei gli si sedette sopra e iniziò a cavalcarlo con grande maestria. Lui
le strappò l’abito da un lato e cercò confusamente di sfilarle il
reggiseno, preso dalla furia del piacere, ma uscì solo un seno e sentì
una scossa vedendo il contrasto tra le sue piccole dimensioni e il
capezzolo grande e scuro. Se lo infilò in bocca come se fosse un
poppante e ci giocò a lungo. Lei aveva allargato le gambe al massimo e
ormai lui le era dentro del tutto. Lei si sentiva completamente riempita
dalla virilità del giovane e il suo clitoride era gonfio di piacere,
stimolato dall’euforia e dal piccolo vibratore.
Le luci si accesero. L’ascensore riprese a muoversi.
Michele
aprì gli occhi appena in tempo per rendersi conto di essere sul punto
di venire e gli bastò qualche movimento per raggiungere il massimo
piacere.
Era stato solo un sogno, un bellissimo sogno.





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