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giovedì 27 gennaio 2011

La farfalla

La luce tremolò. L’ascensore si bloccò all’improvviso producendo un rumore tipico degli ingranaggi che si fermano. Si guardarono negli occhi per un secondo con un’espressione interrogativa. L’illuminazione si spense, sostituito dalla fioca luce attivata dal salvavita. Erano gli ultimi ad uscire, se anche avessero chiamato aiuto ci sarebbe voluto del tempo prima che qualcuno intervenisse.
Lui era molto giovane, ed aveva un aspetto dolce, con le guance sempre rosse e i dolci occhi chiari nascosti dietro i grossi occhiali da vista. Era un bel ragazzo, alto, con un fisico asciutto.  
Lei aveva una cinquantina d’anni forse, per la posizione che ricopriva nello studio non poteva essere più giovane. D’altra parte lui l’aveva osservata ogni volta che ne aveva avuto l’occasione, era una donna bellissima, con un fisico curvilineo ma non abbondante, sempre con i tacchi a spillo e abiti aderenti di gran classe.
Faceva molto caldo.
Ad un tratto lei contrasse le gambe, sollevando appena quella destra, come se dovesse fare pipì. Inarcò la schiena, serrando i pugni. Il suo corpo iniziò a tremare e alla fine si accucciò. Lui la guardò spaventato, non capiva cosa le fosse preso. Lei si risollevò, mosse qualche passo verso di lui, gli buttò un braccio al collo e lo baciò, lasciando scivolare le dita fra i suoi riccioli bruni.
Lui si sentì il suo membro premere contro i pantaloni. Lei gli prese la mano e la condusse dentro il suo perizoma di pizzo. Le sue dita toccarono un oggetto che sembrava di plastica ma non capiva di cosa si trattasse.“E’ un vibratore  a forma di farfalla e si attacca al clitoride…mi provoca molti orgasmi durante il giorno”. La confessione lo eccitò maggiormente.  Si mise per terra per guardarlo meglio, spostò la mutandina bagnata, e vide con fatica il piccolo oggetto che vibrava ancora. Lei gli poggiò una gamba sulla spalla, gli afferrò i capelli e gli disse: “Leccalo”.
Lui fece come le aveva chiesto, sentendo gli umori della donna colare sul pavimento e provando una strano calore dentro per questo. “Sai…”continuò lei, parlando a tratti con la vice roca “molte volte quando vieni a portarmi le carte io…io attivo la farfalla e mentre mi parli io mi mordo le labbra per trattenermi dal gridare. Mi eccita venirti davanti mentre non lo sai”.  
Gli piaceva l’odore dei suoi umori, le allargò il sesso e lo leccò, la sua bocca era madida e questo lo faceva sentire un gran maiale. Lei muoveva il bacino, spingendogli la testa contro il pube. La situazione la eccitava: era chiaro che lui non era molto esperto ma si divertiva. Venne ancora. 
Si mise per terra anche lei e prese a sfregarli il pene ormai durissimo e constatò con piacere che era grande e lungo. Lo infilò in bocca e lo succhiò avidamente, andando su e giù con la testa e giocando con i testicoli.
Poi lei gli si sedette sopra e iniziò a cavalcarlo con grande maestria. Lui le strappò l’abito da un lato e cercò confusamente di sfilarle il reggiseno, preso dalla furia del piacere, ma uscì solo un seno e sentì una scossa vedendo il contrasto tra le sue piccole dimensioni e il capezzolo grande e scuro. Se lo infilò in bocca come se fosse un poppante e ci giocò a lungo. Lei aveva allargato le gambe al massimo e ormai lui le era dentro del tutto. Lei si sentiva completamente riempita dalla virilità del giovane e il suo clitoride era gonfio di piacere, stimolato dall’euforia e dal piccolo vibratore.
Le luci si accesero. L’ascensore riprese a muoversi.
Michele aprì gli occhi appena in tempo per rendersi conto di essere sul punto di venire e gli bastò qualche movimento per raggiungere il massimo piacere.
Era stato solo un sogno, un bellissimo sogno.

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