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martedì 6 novembre 2012

Il glande


Il glande era la cosa più sexy che avesse.
Il suo pene era leggermente curvo, ma stretto nel mio pugno che lo sfregava lentamente, divenne subito molto duro. Mi soffermai ad osservarlo. Il suo glande mi eccitava. Era morbido, spiccava nella lieve peluria del pube ed aveva un vago odore di talco. Il suo pene, mi ritrovai a pensare, rispecchiava l’uomo che avevo davanti, forte, giovane… eccitante. 
Accostai mollemente la lingua al glande, come si accarezza un gelato artigianale per sentire la prima volta se il sapore è come ce lo immaginiamo. Ci indugiai sopra, e risalii dal basso verso l'alto, lentamente.
La punta della mia lingua lo rendeva turgido, chiusi gli occhi e lo baciai teneramente. Man mano che le mie labbra premevano sul pene, si dischiudevano, lasciandolo scivolare nella bocca, accolti dalla mia lingua calda. 
Succhiai avidamente la cappella, accarezzandogli le gambe e lasciandomi strizzare i capezzoli e lì, in ginocchio davanti a lui, sul pavimento, accolsi il suo seme, che scivolò rapido nella mia gola, mentre i nostri occhi non cessavano di guardarsi.

Continua

martedì 17 gennaio 2012

Al lago

Comincia per gioco. Una scommessa per vedere chi aveva più coraggio di buttarsi nel laghetto ancora freddo, alle porte della primavera. 
Lui e lei. Leo ed Eva.
Compagni di scuola, ultimo anno di liceo. Storie diametralmente opposte. Fisici, sentimenti, visioni e aspirazioni completamente dissonanti, ma la stessa identica curiosità verso l'altro. 
Un'intesa maturata con il tempo, fino a quella bravata in cui si sono scoperti nudi, l'uno di fronte all'altro un attimo prima di buttarsi, ed è cambiato tutto.
E' nata un'attrazione intensa ma delicata.
Eva è un fiore sbocciato, con i seni che protendono verso l'altro seguendo i capezzoli tenui incassati nell'areola rosa; il caschetto biondo incornicia un viso quasi da bambina e risalta, confrontato con la peluria rossiccia che nasconde il suo segreto più dolce e profondo. Il suo corpo si staglia lungo e acerbo, ma comunque sensuale, contro il profilo del lago deserto.
Dopo la nuotata fa freddo, si asciugano e poi si stringono sotto un plaid caldo.
Lei poggia la sua testa umida fra il collo e la spalla di Leo che si ritrova con gli occhi chiusi a sognare di poterla accarezzare. Parlano un po', ridacchiano. Il sole si appresta a concludere un'altra giornata di lavoro intenso. Sono completamente asciutti, si lanciano le cose, si rotolano e si ritrovano stesi a terra, l'una sull'altro ed ecco, il primo bacio. 
Leonardo somiglia sempre più ad un uomo, con quel suo taglio di capelli così preciso e il corpo snello che ha perso ogni morbidezza e i gesti privi di quella goffaggine tipici dell'infanzia.
E quando arriva quel bacio... ci si abbandonano, completamente.
Leo la guarda... è così bella, ancora nuda sul plaid, con il rumore del lago e le spighe verdi. Ne prende una, le solletica il viso, il ventre. Cerca di ricordare qualcosa dai giornaletti porno che ha visto qualche volta ma non gli viene niente in mente. Si lascia guidare dai sensi. Il tatto... le mani tra i capelli, sul viso, un dito che disegna i contorni delle labbra carnose. I suoi occhi accompagnano ogni gesto, registrano ogni suo sorriso, gli occhi socchiusi, il corpo che trema, le vibrazioni che sembrano sempre più invitanti.
Le mani continuano il viaggio, seguiti dalla sua bocca e dall'olfatto. Che odore e che sapore hanno le sue mani, le braccia, l'incavo delle ascelle depilate, il suo collo...le sue belle gambe e i suoi piedi, sì, anche quelli. Le chiede di camminargli intorno perché all'improvviso, quella sua camminata per cui la prende sempre in giro le sembra meravigliosa.
Eva finisce per ubbidire, ha voglia di sentirsi euforica, con un ragazzo rapito dal suo corpo sbocciato. Corre lontano e si fa inseguire, lui la cattura, si buttano sull'erba, pungendosi qua e là. Lei gli tocca il membro quasi con timore.
In fondo è tutto un gioco.
Un gioco che ti allontana dalla prova del nove, come la spacciano tutti. Quel qualcosa che fa male e non si deve fare, ma che tutti vogliono fare, a volte forse devono. Quel dover diventare grandi prima o poi, quel chiedersi se farlo e basta o con qualcuno che si ama, se capiremo chi ci ama. Quel timore di non fare mai l'amore e invecchiare con le ragnatele, quel dover dimostrare agli amici di averlo fatto, di essere veri uomini.
Tutto questo non importa,vogliono giocare, scoprirsi come umani, come rappresentanti di un mondo sconosciuto.
E quando Eva si butta giù e divarica appena le gambe, Leo le scalda le cosce strofinandola con le mani, e scendendo con le labbra, attratto dalla peluria d'oro. E la assaggia.Apre le labbra, le osserva con dolcezza, e infila un dito, piano, per paura di farle male. La sensazione che prova è un misto di calore e qualcosa che non sa capire. Umido, sì, ma anche come se stesse per prendere una scossa elettrica. Le chiede "Ti fa male?" E lei, cercando istintivamente i suoi capelli, mormora: "No, è...è bello".
Continua la sua esplorazione, entrando dentro di lei con discrezione, fino a bagnarsi metà dito. Lo annusa. Lo lecca. Gli piace. Decide di provarci direttamente con la bocca e la lingua. Il suo primo sesso orale. E' bello. Non sa esattamente come si fa. Lei non dice niente anche se ha l'affanno.
"Vuoi farlo a me?" Le chiede dopo un po'. Lei gli sorride teneramente e annuisce.
"Come si fa?"
"Devi... devi abbassare la pelle e poi... baciarlo".
Il contatto con la pelle morbida che tanto piccoli baci induriscono, è una rivelazione.
E alla fine, arriva il momento.
Quando le entra dentro incontra una certa resistenza, lei ha dolore, devono fermarsi un po' e poi riprendere piano piano, prendere confidenza e sintonizzarsi, per quanto possibile. Leo regge il peso del corpo sulle braccia, vuole vedersi mentre la penetra e vedere il rossore sul viso della splendida ragazza, la sua ragazza.Finisce tutto troppo in fretta, ma la prima volta non sai che potrebbe durare molto di più, c'è posto per mille altri baci, sotto il plaid.
I più fortunati sono come Eva e Leo. Della prima volta ricorderanno la dolcezza, l'attesa, l'esitazione, l'incertezza, la pura ingenuità, il desiderio spasmodico e magari, una seconda volta più rilassata, ma ugualmente piena. Ricorderanno il primo orgasmo di lui, la pelle rossa per lo sforzo, mille pensieri veloci. Ricorderanno di essere stati tra le braccia di una persona amata e di aver dimenticato per un po' ogni rischio di essere beccati e sgridati, ogni lezione e ogni paternale. Ricorderanno di quanto facesse male ma di come sia stato bello stringersi l'uno all'altro, dopo, sotto un plaid immerso fra le spighe, davanti a un lago calmo, baciato dagli ultimi giorni di un mite inverno.
Continua

domenica 7 agosto 2011

I surfisti

Questo è il mio primo racconto su una coppia gay, non so dire quale sia il risultato... 
Accadde nella stanza d'albergo di Gianni. Si trovavano lì per un incontro fra surfisti, in una piccola località inglese: in mezza giornata l'unica pensione del posto si era riempita di gente. Avevano trovato solo una stanza matrimoniale e con qualche imbarazzo avevano deciso dividerla. Gianni, un moro aitante dal fisico slanciato, aveva una cotta per il suo istruttore Adam, e temeva di svelarsi e anche se sapeva che lui era gay, beh, questo non facilitava le cose.Tuttavia non poteva tirarsi indietro.
E quando, la prima sera, entrò nella stanza e trovò Adam appena uscito dalla doccia, con la cascata di capelli biondi, ricci, bagnati sulle spalle, i pettorali ancora umidi e solo l'asciugamano bianco intorno alla vita, non riuscì a nascondere l'improvvisa eccitazione.
Adam gli sorrise, lasciò cadere l'asciugamano, gli si avvicinò e gli sfiorò il viso con le labbra.
Si spogliarono l'un l'altro, gradualmente, sorridendosi e baciandosi finché non rimasero in ginocchio sul letto, con addosso solo gli slip.
Gianni lo baciava dolcemente e con una mano gli accarezzava il pene, mentre con l'altra gli accarezzava il viso. Si stesero sul letto; Gianni sopra, con le mutande appena calate sotto il sedere; Adam sotto, con gli occhi chiusi, accarezzava il membro eretto e lungo dell'amante. Gianni scese con le labbra sul suo collo, si soffermò a lungo sui capezzoli di Adam, stuzzicandoli con la punta della lingua: si rese conto che l'uomo aveva dei capezzoli molto sensibili e continuò ad accarezzarli e a stringerli anche mentre scendeva con la bocca sui suoi addominali, scendendo già fino al pene.
Adam era un uomo molto alto e imponente. Non era un fanatico del sollevamento pesi e pur avendo sviluppato una buona muscolatura, il suo corpo rimaneva slanciato e armonioso. Quando Gianni iniziò a succhiargli il pene si lasciò andare, chiudendo i grandi occhi azzurri.
Gianni si fermò alla cappella, come se stesse baciando due labbra e il pene fosse la lingua, iniziò un dolce massaggio che lo fece andare in estasi.  Gradualmente scese giù, riempiendosi la bocca di quel pene grande e lungo che lo eccitava tanto. Si sfilò del tutto le mutande. Adam lo guardò negli occhi, rapito. Si mise dietro di lui, gli allargò le natiche e iniziò a leccarlo.
Andava avanti e indietro con la lingua, era come fare sesso per la prima volta, ogni cosa che faceva era come nuova e voleva godere ogni splendida sensazione. Le natiche di Gianni erano morbide e bianche, il suo tocco era delicato mentre leccava dolcemente il suo ano. Era così bravo che Gianni si lasciò andare e si accasciò sul letto, mugolando di continuo. Allora Adam lo trascinò su di sé, si ritrovarono in un 69. Fu molto piacevole quel continuo accarezzarsi e succhiarsi i testicoli...
E poi tornarono a guardarsi negli occhi, a baciarsi. L'inglese non resisteva alle labbra dell'altro, era come se avesse il fuoco. Gianni era meraviglioso, lo baciava in modo dolcemente, giocando con la sua lingua, stringendogli il sedere, costringendo i due membri a toccarsi. Li guardò: erano entrambi eretti, due forme diverse di virilità che si sfioravano; per gioco si muovevano, facendo sì che le punte si accarezzassero. Così facendo ridevano, complici, aumentando l'intimità e il piacere.
-Stenditi, Gianni - bisbigliò l'istruttore scendendo dal letto.
Gianni obbedì. Adam gli si mise davanti, afferrò i suoi piedi e se li poggiò sul petto, li baciò e lo penetrò. Gianni urlò di dolore.
-No, non lo sfilare - bloccò Adam quando lui decise di non continuare, seppur a malincuore. - Lascialo dentro...così... - Rimasero immobili qualche istante, con l'uomo in piedi che accarezzava le cosce dell'altro che, con gli occhi socchiusi, il pene chiuso nel pugno, si rilassava. Iniziò a muoversi, Piano piano il dolore lasciò lo spazio al piacere, Adam riuscì a mantenere un ritmo lento ma serrato, baciandogli le dita dei piedi e masturbandolo. Il piacere li colse quasi all'improvviso, copioso.
Fu la loro prima volta.
Continua

lunedì 11 luglio 2011

Bolle di sapone

Erano le sette del mattino ma faceva già un caldo infernale. Era domenica e non aveva impegni, così Caterina decise di concedersi un bel bagno nella vasca idromassaggio. Mentre faceva scorrere l’acqua, si guardò allo specchio. Sollevò i lunghi capelli biondi e ricci e lì legò sulla sommità del capo con un elastico piuttosto grosso, improvvisando una cipolla. Notò alcune rughe intorno agli occhi che soli pochi giorni fa non c’erano. O forse non ci aveva fatto caso, si disse con un’alzata di spalle. “Dopotutto ho 45 anni”, pensò. Era senz’altro una donna piacente, almeno agli occhi di quelli che amano le donne con le labbra piccole a cuore e gli occhi grandi e verdi. Aveva una pelle luminosa, due bei seni floridi e, sebbene dopo quattro maternità non fosse riuscita a tornare alla sua figura slanciata di un tempo, trovava che le sue curve non troppo generose facessero la loro bella figura se fasciate da un abito decente. Era una donna alta, con un bel collo lungo e la pelle molto chiara e delicata.
Quando si immerse nella  vasca, il contatto con l’acqua fredda la fece rabbrividire appena, facendo indurire i capezzoli. Il pensiero le provocò una lieve eccitazione. Giocò per un po’ con l’acqua ed il sapone finché non fu coperta dalla schiuma. Iniziò a masaggiarsi delicatamente il corpo, prima i piedi, poi le gambe, risaledo fino al ventre e poi sui seni. Indugiò sui capezzoli, che si erano di nuovo ammorbiditi, vi passò sopra le mani chiudendo gli occhi e godendo una sensazione di dolcezza e calore.
Quando suo marito entrò nel bagno la trovò a pancia in giù. La schiuma copriva tutto tranne la vista delle natiche. Emergevano come due metà di una luna tonda ma leggermente allungata, dalla superficie liscia e luccicante. Le si avvicinò e le accarezzò il sedere. Fece scivolare le mani tra  le natiche e le sfiorò l’ano.
Caterina fe un risolino: “Tesoro che fai?”
Lui si limitò a sorriderle e vide chiaro nei suoi occhi un lampo di desiderio.
Tornò a poggiare il viso sul bordo della vasca, lasciando galleggiare i seni che le sembrarono incredibilmente leggeri. Lui continuò ad accarezzarle l’ano piano piano e poi scese giù fino alla sua vagina, incontrando una piccola resistenza da parte della sua peluria che lui sapeva essere leggermente più scura dei suoi capelli biondissimi. Allora con due dita allargò la vagina e poi la penetrò dolcemente. Poggiò il palmo sul sedere e iniziò a spingere dentro le dita masturbandola. Nell’acqua si disperse subito il calore dei suoi umori e lui continuò a scoparla finché lei non venne….
“Caterina, guarda cos’ho qui per te…”
“mmmm…sei eccitato, eh?” Sorrise lei maliziosamente.
Rimase per metà immersa nella vasca, come una dea. I suoi capelli si erano sciolti ed erano leggermente bagnati. Si protese verso di lui e, senza bisgono di prenderlo con la mano per come era duro, lo infilò in bocca  fino a sentirlo toccare l’ugola, iniziò a succhiarlo avidamente. Poi, lo guardò implorante e gli disse: “Amore ti prego, prendimi da dietro…!”
Lui adorava quel suo falso pudore, ma la provocò:“Ma l’ho già fatto, non sei soddisfatta?”
“No…intendevo…”
Lui la guardò interrogativamente, fingendo di non capire.
“Che stronzo che sei!"  piagnucolò divertità "Hai capito, dai!”
“Voglio che mi dici chiaramente ciò che desideri.”
“Va bene, voglio che…che mi scopi il culo"
"Davvero? Lo vuoi tutto dentro il tuo bel culo? Solo a vederlo prima mi sono eccitato da morire"
"Lo desidero tanto…”
“Ok, vado a prendere la crema” fece lui, sornione ma la donna lo bloccò: “No, vieni qui, entra nella vasca e scopami senza tante storie, ti prego, sono eccitatissima…”
L’uomo entrò nell’acqua e si mise dietro di lei, la afferrò per i fianchi e la fece piegare in avanti, facendole poggiare le mani sul bordo della vasca, ma Caterina aveva una gran voglia quella mattina. Così senza tante cerimonie, quando il suo sedere incontrò la cappella gonfia del marito, lo spinse finché il cazzo la penetrò del tutto e iniziò a muoversi freneticamente, muovendo il bacino. Sentiva il pene grosso dentro di lei, l’acqua che le solletivaca la vagina e lui che le stringeva le spalle dandole dei colpi forti mentre seguiva il ritmo del suo bacino, eccitato al massimo.
Caterina raggiunse l'orgasmo più volte e quando uscì dalla vasca era probabilmente accaldata quasi quanto lo era stata prima di farsi il bagno. Quando lui la inondò con i suoi umori lei venne un’ultima volta e finalmente decisero di sciacquarsi e tornare a letto a coccolarsi godendosi l’aria condizionata.
Continua

martedì 18 gennaio 2011

Il vicino

Ogni sera lo guardava dalla finestra. Alle 22 in punto posizionava il suo sgabello accanto alla finestra davanti al leggio e si metteva a suonare il clarinetto. Non stava bene per una donna nubile spiare un uomo del vicinato, solo, ma Eloyse se n’era sempre fregata dell’opinione degli altri. Non sapeva assolutamente nulla di lui e anche il nome, “Salvador” così esotico, diceva tutto e niente. Magari non si chiamava nemmeno così. In quel paesino non succedeva mai niente e incontrare qualcuno nuovo era come finire sui rotocalchi: tutti lo venivano a sapere in due secondi. Tutte le donne del quartiere avevano fatto a gara a chi gli avrebbe portato più cose nuove. Lei le aveva viste, così civettuole, quelle ipocrite. Ma lei non ci era ancora andata. Preferiva osservarlo da lontano. Indossava sempre una canottiera e un paio di pantaloni chiari. Si sedeva lì e suonava, con quel suo profilo dritto, le braccia muscolose, i capelli corti e un po’ spettinati.
Quella sera però lui si accorse di lei. Le fece un cenno di saluto a cui lei rispose quasi automaticamente e poi chiuse la finestra, ritraendosi in fretta, chiuse la tenda e salì in camera a cambiarsi per la notte.
Dal punto in cui si trovava poteva vederne solo la sagoma. La donna aveva accesso la lampada accanto alla finestra della camera da letto e si stava spogliando. Si sbottonò la camicetta, quindi si sciolse i capelli, che le ricaddero morbidamente sulle spalle. Salvador la spiò ancora mentre si toglieva la gonna, si sfilava rapidamente il reggiseno, liberando due seni che apparivano pieni, dalla forma allungata e con i capezzoli rivolti leggermente verso l’alto. Sollevò le gambe magre e le poggiò sul letto per sfilarsi le calze, lasciandogli immaginare come sarebbe stato possedere quel  bel profilo. La figura indossò una vestaglia e le luci si spensero di nuovo, lasciando Salvador in preda agli spasmi dell’orgasmo.

La sera dopo lei stava annaffiando i fiori. Era scalza, con i capelli in disordine ed un delizioso abitino estivo con una profonda scollatura. Lui la invitò a prendere qualcosa. Lei gli chiese di suonare qualcosa per lei. Lui improvvisò. Poi l’attirò a sé. Non indossava niente sotto i soliti pantaloni larghi, e lei si eccitò non appena la sua bocca toccò la cappella del pene che si indurì immediatamente. Lei lo leccò avidamente, guardandolo negli occhi. Poi scese sui testicoli, li baciò, li fece quasi scivolare nella bocca morbida e li inumidì delicatamente. Lui rimase in silenzio, con la schiena eretta contro la sedia su cui era rimasto seduto. Il clarinetto gli era rimasto in mano e lo muoveva lentamente lungo la schiena della donna e la linea del sedere. Poi si piegò per sollevarle il vestito e si rese conto che neppure lei indossava nulla sotto: si piegò ancora di più per masturbarla, e le sue dita non incontrarono resistenza, era così vogliosa che persino le sue cosce erano bagnate. Infine lei si sollevò e si sedette su si lui.
Era tutto buio, non si sentiva nulla. Ma erano vicini la finestra e qualcuno avrebbe potuto vedere due persone muoversi ritmicamente, avrebbe visto una donna con gli occhi chiusi e la testa poggiata sulla spalla dell’uomo, mentre cavalcava sapientemente, che ansimava, sentendo i baci caldi di Salvo sul collo e le sue mani lunghe che continuavano a masturbarla con movimenti veloci e a strizzarle i capezzoli. E magari si sarebbe eccitato sapendo che erano due perfetti estranei.  Senza staccarsene, Salvador si sollevò e la spinse contro il vetro freddo della finestra. Continuò a scoparla con forza, affondando decisamente dentro di lei, godendo per il contatto e per i suoi gemiti. Eloyse mugolava in un modo molto sensuale, senza che la voce diventasse lamentosa. Lui continuava a dirle che era una puttana e questo la spingeva a muoversi le anche rapidamente, spingendo la vagina contro quell’asta dura che aveva dentro. Lei si sentiva davvero una puttana in quel momento, mentre i suoi seni e la sua faccia erano schiacciati contro il vetro e un perfetto sconosciuto continuava a scoparla. L’idea di poter essere scoperti amplificava il loro desiderio.
Lei venne e venne ancora, liberando l’energia con dei gridolini soffocati. “Sto per venire” le sussurrò all’orecchio e allora lei si abbassò, lo masturbò ancora per qualche istante, poi gli afferrò le natiche, lo guardò con un’espressione di intesa e aprì la bocca dove lui versò i suoi umori, incastrandola fra il suo corpo e il muro e osservando il suo sperma scivolare sul mento della donna e cadere sul pavimento. Lei si ricompose, aprì la porta e sparì nella notte.

Continua

lunedì 17 gennaio 2011

La prima volta

Avrebbe fatto qualunque cosa per averla. Juliet era più una donna che una ragazzina ormai. La guardò: aveva dei lunghi capelli rossi e ondulati raccolti in una coda bassa annodata con finta noncuranza che le scivolava al centro della schiena lasciando libere alcune piccole ciocche che le coprivano appena la linea morbida della mascella.
Indossava un top giallo senza spalline aderente sul seno e leggermente più largo sui fianchi.
Non indossava gioielli: amava lasciare che i vestiti sottolineassero il suo collo lungo e sottile e le spalle forti e modellate dal nuoto, anche se non troppo larghe. Juliet era alta, aveva gambe toniche e forti ed i pantaloni di raso le fasciavano bene, mostrando un sedere tondo ben modellato.
I tacchi alti la facevano apparire ancora più slanciata.
Stava parlando con un ragazzo e probabilmente doveva averle detto qualcosa di divertente perché la ragazza rise facendo sussultare i seni abbondanti e invitanti. Sentì un fremito fra le gambe.
Sapeva di provare solo un animalesco desiderio nei suoi confronti, non l’amava affatto.
Quelle smancerie andavano bene per i tredicenni. Bevve una coppa di champagne.
“Ottima qualità”  si disse, osservando ancora di soppiatto la ragazzina, che continuava a ridere con grazia civettuola ora arricciando il naso coperto di efelidi oppure sgranando gli occhi verdi dalle scaglie d’oro, fingendosi indignata o sorpresa per qualcosa.
Osservò meglio il suo interlocutore. Aveva all’incira 20 anni ed era indubbiamente un bel giovanotto, ma non poteva competere con lui. Non gli erano sfuggiti gli sguardi che la ragazza gli lanciava: voleva provocarlo.
Bene.
Sarebbe stato tutto più eccitante.

Lasciò passare del tempo chiacchierando con alcuni dei suoi ospiti e poi si avvicinò a Juliet, che stava seduta in un angolo accanto al camino.
“Ti diverti?”
“Oh sì, molto. E tu?” Aggiunse con un lieve sorriso .
“Anch’io. Non credi sia ora di tornare a casa ragazzina?”
“Non essere noioso Pierre. E non chiamarmi ragazzina. Ho 18 anni e tre mesi!”
Pierre avvicinò le labbra all’orecchio destro della giovane e le e sussurrò: “Ti desidero”.
La ragazza indietreggiò, avvampando, poi rise, gettando la testa indietro, come era solita fare. Qualcuno si voltò, attirato dal suono cristallino. Juliet guardò Pierre dritto negli occhi e disse trionfante: “Lo sapevo”.

Pierre aveva la tempra di un cacciatore. Aveva tempo e pazienza. Sceglieva solo le prede migliori. Amava vestirsi con cura scegliendo i dettagli e cambiando la pettinatura a seconda delle esigenze. Era un uomo silenzioso, un acuto osservatore, un ricercatore della passione e dei piaceri della vita. Non era particolarmente alto né dotato ma ci sapeva fare nonostante i suoi ventisei anni. Juliet era vergine, glielo aveva confidato un giorno, quando l’aveva baciata per la primavolta di nascosto dai loro amici, al mare. E da allora desiderava averla. Era sicuro che lei fosse molto attratta da lui. La eccitava l’idea di fare colpo su un ragazzo più grande e così bello. Quando l’aveva baciata aveva sentito i suoi capezzoli indurirsi contro la stoffa del costume da bagno. Si erano frequentati nel corso dei mesi e non erano mai andati oltre qualche bacio. Lei gli aveva chiesto espressamente di non dire nulla a nessuno e lui era sicuro che non si trattava solo del timore dei suoi genitori: quella ragazzina viziata aveva un fuoco dentro, una voglia di vivere che non aveva mai visto in nessun’altra donna a parte Emily, la donna con cui aveva perso la sua verginità.

Quella sera, decise, Juliet sarebbe stata sua.

La festa era stata un successo. Era tardi. Gli ospiti se ne andarono e rimasero solo loro: Juliet e Pierre. Lei era ancora seduta. Sorseggiava un po’ del punch rimasto nel bicchiere di vetro, distrattamente, battendo i piedi al ritmo della musica. Lui si mise davanti a lei, le allargò le gambe e si inginocchiò aderendo al sofà. Non la guardava nonostante lei non gli togliesse gli occhi di dosso.
Le prese il bicchiere dalle mani e mentre lo poggiava sul tavolino a fianco intinse un dito nel liquido e se lo passò sulle labbra; la baciò. Fu un bacio breve e morbido che la inebriò. Juliet si sporse leggermente in avanti, lo strinse schiudendo le labbra e cercando la sua lingua. Lui le stuzzicò il palato con la punta della lingua, le succhiò il labbro inferiore e poi riprese a giocare con la sua lingua. I baci scivolarono sul collo della giovane donna rubandole un gemito di piacere, le sfilò la maglietta e prese fra le mani i due seni. Erano grandi, dalla forma leggermente allungata ma sodi e pieni. Prese i capezzoli in bocca, li leccò e li succhio avidamente sentendoli sempre più duri. Poi si sollevò, si sfilò i pantaloni e sentì con sollievo il pene uscire fuori dai boxer neri e aderenti che indossava. Si vedeva che era già molto eccitato.
“Toccalo” le ordinò, e la ragazzasi affettò ad acarezzarlo.
“Non così… stringilo…. così…. e vai su e giù con le mani”.
Juliet obbedì, accaldandosi. L’idea che grazie a lei, al movimento delle sue mani il membro diventasse così duro la eccitava.
“Leccalo”.
Juliet esitò.
“Leccalo, su!” La esortò ancora Pierre.
Juliet avvicinò la lingua alla punta del pene e lo sentì un po’ umido. Se ne stupì ma non ebbe il tempo di rifletterci perché Pierre le chiese di leccarlo tutto e di scendere sui testicoli; lei obbedì, anche se con poca convinzione. Allora lui le chiese di aprire la boccae gli infilò il glande dentro con decisione ma senza essere brutale.
“Succhialo.”
Juliet strinse leggermente le labbra e aderì la lingua al glande. Succhiò. Prima una sola volta, piano.
“Più forte” la pregò lui, con il respiro affannato, e lei riprese con maggiore convinzione, succhiando come se fosse un leccalecca. Si rese conto di provare piacere nel farlo. Pensò rapidamente che le sue amiche non avevano mai fatto nulla del genere e questo la eccitò enormemente. Strinse il pene e continuò a succhiare. Sentì Pierre gemere di piacere e spingerle appena la testa dirigendola avanti e indietro. Quando lui ne ebbe abbastanza si chinò e la baciò nuovamente. Le chiese di sfilarsi i pantaloni e le scarpe mentre lui finiva di spogliarsi. La fece inginocchiare davanti al divano tenendo le gambe divaricate. Lui si stese sul tappeto e si mise sotto di lei. Juliet non si aspettava nulla del genere. Aveva deciso di fidarsi di lui per non sembrare una ragazzina e perché era sicura che sarebbe stato bello fare la prima volta con uno più grande e figo come Pierre. Lui le accarezzò delicatamente la vagina. Era piuttosto pelosa ed i peli in basso erano umidi; le sfregò il clitoride poi le strinse il sedere e fece in modo che lei si abbassasse fino all'altezza della sua bocca. La penetrò con la lingua, velocemente. Infilò tutta la lingua dentro di lei assaporandone gli umori. Quel contatto la eccitò ancora di più. Sapeva come darle piacere. Alternava colpetti veloci ad un movimento lento leccandola bene all’interno quasi volesse ripulirla del tutto. Le sue labbra morbide e carnose la sfioravano continuamente facendola contrarre leggermente; le accarezzava le natiche, le stringeva poi saliva sul bacino e la faceva muovere. Juliet fremeva di piacere… le sue mani poggiate sul divano erano malferme. Si era sciolta i capelli e aveva inarcato la schiena, assecondando gli impulsi del suo corpo e il proprio istinto. Pierre le stava mordicchiando il clitoride e poi leccava le labbra del clitoride, baciava le sue cosce e poi tornava a penetrarla di nuovo con la sua lingua calda ed esperta. Nessuna delle sue amiche le aveva detto che fosse così bello… Lentamente ogni pensierò svanì dalla suamente e si lasciò andare ad una sensazione di calore. Era inebriata dal piacere, ogni colpo aumentava il desiderio e per un istante temette di perdere i sensi. Poi una vampata di calore più violenta delle altre si diffuse nel ventre e sentì l’irrefrenabile desiderio di urlare forte. Il suo corpo venne scosso da piccoli tremiti mentre lui contuava a spingere dentro di lei. Alla fine si accasciò, spossata, ma Pierre non aveva finito.
Le baciò la schiena e la sentì rabbrividire, la guardò negli occhi pieno di desiderio e la portò in camera da letto.
Senza parlare la fece stendere sul letto la desiderava così tanto da provare quasi dolore. Lei era bellissima le labbra erano gonfie i suoi seni così colmi e belli con quei piccoli capezzoli rigidi. Aveva tutte le curve al posto giusto pensò accerezzandole le cosce. Si mise a lato della sua amante e lei comprese: prese il pene fra le mani e lo succhiò, stavolta lasciandolo entrare quasi tutto in bocca. Quel suo modo inesperto di leccarlo e di toccargli i testicoli lo faceva impazzire. Poi si fece largo fra le sue gambe e iniziò a penetrarla piano. Avrebbe voluto possederla senza tanti complimenti ma non voleva farle male. Quando sentì cadere ogni resistenza e lei proruppe in un gridolino di dolore spinse in profondità. Rimase così qualche istante, piegandosi per leccarle la pancia. Poi affondò dentro di lei ritmicamente, cingendosi la vita con le lunghe gambe di Juliet; lei lo sentì interamente dentro di sè e strinse forte le gambe. Godeva come non avrebbe mai creduto potesse accadere. Sentiva che ogni molecola dentro di lei si agitava, sentiva un piacevole calore pervaderla e guardava il volto virile dell’uomo cambiare espressione nel momento del piacere più intenso. Si morse le labbra e poi di scatto inarcò la schiena. Ebbe un orgasmo ancora più forte del precedente. Un attimo lui si staccò da lei e urlò contraendo i bei lineamenti e spargendo il suo sperma sul ventre della giovane, per poi accasciarsi accanto a lei.
L’aveva spuntata. Lei era sua.

Continua

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